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LA STORIA

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I lavori per la costruzione del Convento dei Minori Osservanti ebbero inizio nel 1587. Era stato scelto come sito adatto il "fondo Caputo", appartenente al signore del luogo Don Giovanni Saia, col quale venne pattuito il prezzo di acquisto e fu piantata la croce sotto il titolo di S. Francesco. Intanto il padrone del fondo si pentì ben presto e, notte tempo, diede ordine ai suoi servi di eliminare la croce. Questo fatto si ripeté per tre volte. Alla quarta volta, dopo lo spianto notturno il proprietario Sig. Saia si presentò nella pubblica piazza del paese ed ordinò a tutti: 
"Impossessatevi gratuitamente del fondo Caputo e costruite subito il convento di S. Francesco!".

Alla meraviglia di tutti, Saia spiegò ad alta voce: "Dopo di aver fatto rimuovere la croce per la quarta volta, si è presentato uno strano personaggio, mi ha strappato fuori del letto ed, afferratomi con la destra per un piede, tenendomi col capo in giù dalla finestra, ha minacciato: "Se ancora rimuoverai la croce dal Caputo, finirai nel precipizio!". Gli ho risposto che mai l'avrei più fatto, e gliene ho dato esplicita promessa”. Così fu stipulato l'atto di donazione dal il notaio e iniziarono effettivamente lavori.

Durante la costruzione del Convento, avvennero alcuni fatti straordinari che hanno sempre portato a pensare che fu proprio S. Francesco a guidare il popolo di Sant'Angelo a Fasanella a costruirsi un Convento francescano per vivere all'ombra dei figli di S. Francesco di Assisi.
Il primo fatto fu quello che noi abbiamo già ricordato: il benefattore che regalò il terreno, e poi divenne anche lui frate Giovanni Tommaso Saia. Un secondo fatto fu quello della donna che, durante lo scavo delle fondazioni della chiesa, restò seppellita sotto una montagna di terreno smottato; la piansero morta ma, lavorando tutti alacremente, la riscoprirono ancora viva per miracolo. Un terzo fatto si verificò mentre venivano sistemate le travature: il capomastro scivolò e cadde fracassandosi in maniera da non dare più segno di vita; tutti invocarono S. Francesco, ed il malcapitato ritornò in sé, e continuò a lavorare gratuitamente per la chiesa ed il convento.